mercoledì 18 maggio 2016
martedì 27 ottobre 2015
Perche' litigano sempre?
All'inizio
la quiete: giocano insieme, parlano, ridono e sembrano adorarsi. Poi
tutto a un tratto, il piu' piccolo vuole stabilire le regole del
gioco e...si scatena l'inferno. Urla disumane, zuffe, baruffe, calci,
capricci e chi piu' ne ha, piu' ne metta!
Chissà
quante volte ti e' capitato di assistere a scenette come queste... e
tu? Sempre piu' stanca e propensa a riportare in vita la vecchia
pratica dello sculaccione.
A
volte fai dei respiri profondi, conti fino a dieci e, armata del
manuale del perfetto genitore, cerchi di sedare la lite o, con
l'atteggiamento dell'arbitro severo e irreprensibile, cerchi un
colpevole a tutti i costi: niente sembra funzionare e ti senti sempre
piu' impotente.
Hai
letto tanti libri sull'argomento e sai bene che una delle cause di questi
continui parapiglia e' una fisiologica gelosia tra fratelli e che in palio, per le tue piccole pesti, c'e' il tuo amore
esclusivo. I
bambini si aspettano che il tempo e la dedizione di mamma e papa'
siano solo per se' e non sono affatto disposti a condividere quei
succulenti privilegi con l'amato/odiato fratello!
La
buona notizia e' che come genitore puoi gestire efficacemente queste
richieste e puoi guidare i tuoi figli a divenire sempre piu' sereni,
sicuri e consapevoli delle loro emozioni e delle loro peculiarita'.
Ti
basta riconoscere che la gelosia fa parte del nutrito ventaglio delle
emozioni e che questi litigi quotidiani, se gestiti con abilita' e
competenza, possono diventare delle eccellenti occasioni di crescita
sociale ed emotiva per i tuoi bambini.
Con
tale consapevolezza, equipaggiata di calma e costanza, potrai educare
i tuoi bambini alla condivisione dell'amore e alla gestione efficace
dei conflitti.
Se
hai episodi da raccontare o se vuoi suggerire le frasi e i
comportamenti che hanno funzionato, scrivimi e
nel prossimo articolo cercheremo di capire se e come intervenire nelle
liti tra fratelli.
mercoledì 9 settembre 2015
Bullismo e prevenzione
Giovani e bullismo
La vita di molti ragazzi e' attraversata dal preoccupante fenomeno del bullismo che incide nel loro benessere personale e sociale e che oggi diventa sempre più insidioso col diffondersi di strumenti quali blog, siti web, messaggeria istantanea e usati dai cosiddetti “cyberbulli” per “seguire” la vittima anche tra le rassicuranti mura domestiche. La scuola e le comunità adulte non possono più sottovalutare fenomeni di tale portata ma devono acquisire le abilità necessarie per fronteggiarli consapevolmente.
Prevenire e contrastare il bullismo richiede nuove competenze alla scuola che oggi più che mai deve assolvere con piena consapevolezza la propria funzione educativa.
Che cosa è il bullismo e chi sono le vittime?
Per usare le parole di uno dei più grandi studiosi del fenomeno: "Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni"(Olweus, 1993). Ciò che contraddistingue il bullismo da altre manifestazioni violente che vedono coinvolti i ragazzi e' perciò l'intenzione di arrecare un danno, attraverso comportamenti ripetuti e non occasionali, nei confronti di un coetaneo ritenuto piu' debole fisicamente e/o psicologicamente. Il problema delle prepotenze tra soggetti in eta' evolutiva è sicuramente di origine antica, basti pensare alle numerose pagine dedicate ai bulli nella letteratura: gli atti brutali compiuti nei confronti di Basini ne “I turbamenti del giovane Tòrless” (1906) o la descrizione di Piggy, il ragazzino ciccione e occhialuto, de “il Signore delle mosche” (1954), che diviene bersaglio del prepotente Jack e della cricca di gregari compiacenti che lo spalleggiano, ricordano tristemente gli attuali episodi di bullismo.
Opporsi si può
La ricerca recente ha messo in luce la complessità del fenomeno, che non e' legato semplicemente a specifiche caratteristiche del bullo e della vittima ma coinvolge il “pubblico” dei compagni che possono accettare, tacitamente o in modo esplicito, il comportamento del bullo e supportarlo nel compimento delle sue angherie. Se un ruolo importante e' svolto dal gruppo dei pari, non si può tacere il peso che hanno anche gli adulti: modelli educativi eccessivamente permissivi e tolleranti da parte dei genitori, assenza di controllo e monitoraggio da parte della scuola o azioni inadeguate da parte degli adulti/educatori hanno spesso l'infausto effetto di amplificare le condotte devianti. Essendo il bullismo un fenomeno complesso, legato ad un sistema di relazioni che possono amplificarlo o ridimensionarlo, gli interventi che, a livello internazionale, hanno avuto maggiore successo sono quelli che hanno coinvolto l’intera comunità scolastica. Perché il fenomeno possa essere affrontato e sconfitto e' necessario il coinvolgimento di tutti gli attori (personale docente e non docente, genitori, ecc) in incontri e dibattiti che permettano di prendere coscienza del fenomeno e delimitarne gli aspetti salienti. A questa prima fase deve seguire la formazione degli insegnanti affinché possano affinare le capacità di attenzione, lettura e interpretazione dei “segnali” di disagio e possano acquisire gli strumenti per guidare gli alunni, nello sviluppo di capacità relazionali, emotive ed affettive necessarie per migliorare la cooperazione e sviluppare atteggiamenti anti-bullismo e di difesa. Incidere sulle dinamiche interne alla classe significa anche definire le regole antibullismo (per far ciò si possono utilizzare stimoli letterari, cinematografici o di role-playing), stabilendo dei confini ben delineati rispetto a comportamenti inaccettabili e applicando fermamente le sanzioni precedentemente codificate e condivise. L'ultimo livello di azione può riguardare la creazione di sportelli di ascolto e percorsi individuali per le vittime e peri bulli e che permettano ai primi di riacquistare fiducia e autostima e ai secondi di sviluppare idonee competenze sociali ed emotive.
Per usare le parole di uno dei più grandi studiosi del fenomeno: "Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni"(Olweus, 1993). Ciò che contraddistingue il bullismo da altre manifestazioni violente che vedono coinvolti i ragazzi e' perciò l'intenzione di arrecare un danno, attraverso comportamenti ripetuti e non occasionali, nei confronti di un coetaneo ritenuto piu' debole fisicamente e/o psicologicamente. Il problema delle prepotenze tra soggetti in eta' evolutiva è sicuramente di origine antica, basti pensare alle numerose pagine dedicate ai bulli nella letteratura: gli atti brutali compiuti nei confronti di Basini ne “I turbamenti del giovane Tòrless” (1906) o la descrizione di Piggy, il ragazzino ciccione e occhialuto, de “il Signore delle mosche” (1954), che diviene bersaglio del prepotente Jack e della cricca di gregari compiacenti che lo spalleggiano, ricordano tristemente gli attuali episodi di bullismo.
Opporsi si può
La ricerca recente ha messo in luce la complessità del fenomeno, che non e' legato semplicemente a specifiche caratteristiche del bullo e della vittima ma coinvolge il “pubblico” dei compagni che possono accettare, tacitamente o in modo esplicito, il comportamento del bullo e supportarlo nel compimento delle sue angherie. Se un ruolo importante e' svolto dal gruppo dei pari, non si può tacere il peso che hanno anche gli adulti: modelli educativi eccessivamente permissivi e tolleranti da parte dei genitori, assenza di controllo e monitoraggio da parte della scuola o azioni inadeguate da parte degli adulti/educatori hanno spesso l'infausto effetto di amplificare le condotte devianti. Essendo il bullismo un fenomeno complesso, legato ad un sistema di relazioni che possono amplificarlo o ridimensionarlo, gli interventi che, a livello internazionale, hanno avuto maggiore successo sono quelli che hanno coinvolto l’intera comunità scolastica. Perché il fenomeno possa essere affrontato e sconfitto e' necessario il coinvolgimento di tutti gli attori (personale docente e non docente, genitori, ecc) in incontri e dibattiti che permettano di prendere coscienza del fenomeno e delimitarne gli aspetti salienti. A questa prima fase deve seguire la formazione degli insegnanti affinché possano affinare le capacità di attenzione, lettura e interpretazione dei “segnali” di disagio e possano acquisire gli strumenti per guidare gli alunni, nello sviluppo di capacità relazionali, emotive ed affettive necessarie per migliorare la cooperazione e sviluppare atteggiamenti anti-bullismo e di difesa. Incidere sulle dinamiche interne alla classe significa anche definire le regole antibullismo (per far ciò si possono utilizzare stimoli letterari, cinematografici o di role-playing), stabilendo dei confini ben delineati rispetto a comportamenti inaccettabili e applicando fermamente le sanzioni precedentemente codificate e condivise. L'ultimo livello di azione può riguardare la creazione di sportelli di ascolto e percorsi individuali per le vittime e peri bulli e che permettano ai primi di riacquistare fiducia e autostima e ai secondi di sviluppare idonee competenze sociali ed emotive.
giovedì 14 maggio 2015
Bilinguismo e sviluppo del linguaggio
Il
fenomeno del bilinguismo è in costante aumento e, indipendentemente
dalla lingua alla quale i bambini sono esposti, il processo di
acquisizione del linguaggio sembra progredire attraverso le stesse
tappe e modalità.
Nonostante
la letteratura e l'esperienza concordino nell'affermare che il
bilinguismo fornisce benefici sia pratici che culturali e
cognitivi, le perplessità' sono ancora tante. Si teme ad esempio
che apprendere due lingue richieda uno sforzo eccessivo per un
bambino. In realtà' l’apprendimento
delle lingue durante la prima infanzia è qualcosa di naturale, sia
che si tratti di una sola lingua, che di più lingue
contemporaneamente.
Dagli
studi condotti finora, il quadro che emerge del bambino esposto a
due lingue è quello di un individuo dotato di particolari abilità
creative e attentive. I bilingui sarebbero avvantaggiati nelle
situazioni che richiedono una buona attenzione selettiva, come
capita quando si devono gestire più compiti contemporaneamente o si
deve passare velocemente da un compito all’altro.
La
conoscenza di più lingue darà, inoltre, più possibilità di
scelta nella vita, maggiore apertura e comprensione di culture
diverse e una maggiore consapevolezza della struttura e del
funzionamento delle lingue che può' risultare particolarmente
vantaggiosa nell'acquisizione di altre lingue straniere.
giovedì 30 aprile 2015
"Dislessia" ed etichette diagnostice
Negli
ultimi anni, il termine “dislessia”
è entrato sempre più a far parte del nostro vocabolario e
il numero dei soggetti con difficolta' di lettura e' in continuo e
costante aumento.
La
scuola, da parte sua, ha assunto una veste sempre piu'
produttivistica, perdendo di vista la propria funzione educativa e
l'importanza di tempi distesi e rilassati nel processo didattico. Se
nel 1980 l'apprendimento della lettura e della scrittura avveniva
nel primo ciclo (prima e seconda elementare) adesso la corsa al
risultato immediato e' diventata imperativo categorico e tre mesi
appaiono piu' che sufficienti per un'adeguata competenza. Le attese
di efficienza immediata gravano sulle stesse insegnanti che devono
apparire come solerti e produttive.
I
bambini
che non riescono a tener il passo degli altri entrano nel circuito
morboso della caccia al deficit e, etichettati come “dislessici”,
sono sottoposti a “trattamenti” patologico-terapeutici che
perdono di vista il confine tra l'ammaestramento e la vera
educazione.
Tutto
cio' che non rientra nella media viene ricondotto a un disturbo o a
una malattia. La patologizzazione dei presunti “dislessici”
permette di collocare le difficolta' dei bambini in un contenitore
ben specifico e non richiede spreco di tempo ed energie in ulteriori
approfondimenti: sara' sufficiente ricorrere a misure compensative
(calcolatrici, lettori vocali, ecc) e dispensative per essere certi
di aver svolto al meglio il proprio compito.
Da
un punto di vista squisitamente pedagogico, in realta' le etichette
appaiono poco utili: l'obiettivo non e' dare un nome alle
difficolta' di Carletto o Lorenzo ma garantire a ciascun bambino
appropriate condizioni ed opportunità di apprendimento
permettendogli di sperimentare sempre curiosita' e voglia di
imparare.
Attraverso
un metodo olistico, che guarda alla globalita' della persona e non
solo alla sua difficolta', la pedagogia clinica aiuta la persona a
ricostruire il proprio equilibrio psico-emozionale e a soddisfare
il
bisogno primario di esprimersi.
La
pedagogia clinica, avvalendosi di modalita' diagnostiche e
di intervento pedagogico notevolmente diverse dai procedimenti
abitualmente usati, e' in grado di aiutare il soggetto a sfruttare
le sue potenzialità, a trovare le risposte pratiche per vincere
difficoltà e disagi e a ritrovare il piacere e la gioia di
apprendere.
giovedì 12 febbraio 2015
Tutto è creatività, in ogni mutamento e in ciascun individuo. Alden B. Dow (architetto)
Se
osserviamo l’uomo di oggi, notiamo un profondo bisogno di alimentare positivamente
il
proprio essere e conquistare equilibrio ed armonia. La
pedagogia clinica offre un'occasione formativa privilegiata
per
trovare risposta a tale ricerca, proponendo percorsi capaci di
soddisfare l'intimo bisogno di esplorazione e valorizzazione
del proprio potenziale.
Attraverso un
processo attivo, mediato dal linguaggio artistico, e' possibile attivare nuove modalita' di comunicazione, e incrementare percorsi di
apertura verso se' stessi e verso gli altri.
Il
soggetto, avvalendosi dei linguaggi dell'arte,
ha
la
possibilità di
attivare
le proprie risorse, entrare in comunicazione con il proprio mondo
interiore, dare
forma al proprio
vissuto e trasmetterlo creativamente
dando
vita ad un orientamento ed un atteggiamento positivi.
Chi
intende avvicinarsi a tale percorso non deve necessariamente
possedere competenze di tipo artistico: lo scopo non e' forgiare
poeti, pittori, musicisti o danzatori, bensì offrire all’uomo la
scoperta di nuovi linguaggi espressivi.
Lo
scopo non e' quello "terapeutico" d'interpretare i
significati delle produzioni individuali o collettive; non e' neanche quello di formulare un giudizio estetico del prodotto. Scopo del percorso e' portare alla luce la propria umanita' e il proprio sentire
profondo, al fine di godere del piacere di creare, di lasciare le proprie
tracce, di trasformare e avvicinarsi nel contempo ad una migliore
relazione con se' stesso e con gli altri.
sabato 17 maggio 2014
Accompagnare alla nascita
La gravidanza è un momento speciale e magico nella vita di una donna, ricco di intensi cambiamenti, non soltanto a livello fisico e biologico ma anche a livello sociale ed emotivo. L'attesa porta con sé le fantasie sul piccolo ma anche le paure sulla sua salute e sulla capacità di crescerlo e accudirlo al meglio. Spesso la donna vive con disagio il proprio corpo che cambia, le proprie abitudini che si modificano, la propria vita che deve adattarsi ad una fase nuova.
Le neomamme possono affrontare serenamente questo periodo conquistando nuovi equilibri e facendo emergere immense e potenti risorse che le porteranno ad approfondire il rapporto con sé stesse, con il partner e con la nuova vita.
La pedagogia clinica, attraveso percorsi di accompagnamento alla maternità, offre alla donna la possibilità di trovare in sé tutto ciò che le è di aiuto per esplorare l'esperienza dell'attesa e per viverla come stimolo alla crescita e all'arricchimento personale.
Attraverso esperienze di carattere immaginitavo e creativo, di percezione corporea, conoscenza di sé, rilassamento, la donna in gravidanza sarà accompagnata in un viaggio che le consentirà di seguire il ritmo naturale dei cambiamenti del proprio corpo, liberare gli stati tensionali, lasciare fluire paure e disagi, intensificare i rapporti interpersonali.
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